Margarita Andreu  /  Textos
Una magnifica coincidenza Italiano
Chiara Bertola
Annotare, il video di Margherita Andreu presentato in questa mostra, e’ una sequenza di schermate con numeri e parole che si sovrappongono una sull’altra fino a saturare l’intero spazio. Un video il cui contenuto si cancella man mano che procede e che si accumula; quello che si sta cancellando e’ il tempo annotato secondo una coincidenza casuale. Le colonne di numeri di ogni schermata non sono altro che orari di tempo ma combinati secondo una ben precisa composizione: invertita o semplicimente radoppiata.

Nascono in questo modo le lunghe sequenze di numeri palindromi o raddoppiati che l’artista decide di annotare ogni volta che il suo sguardo li scorge su qualche quadrante di orologio nel ritmo delle proprie giornate. La “magnifica coincidenza” di vedere queste combinazioni sugli orologi le accade cosi’ tante volte da convincerla che di quella casualita’ ne va tenuto conto. Di seguito, poi, all’esatta cifra dell’ora, l’artista aggiunge qualche approssimativa e frammentaria indicazione di luogo, notizia di un incontro o del fare di quel momento.

Quello che inizialmente era un freddo e scientifico grafico temporale, quasi un tabulato di orario di lavoro, si apre e si scioglie in un possibile racconto, in un ben piu’ ampio ricordo di quel giorno. L’istante, nella memoria di chi l’ha vissuto, si allunga e dilata in un’immagine piu’ completa e ricca di dettagli, facendo risuonare in chiunque li stia vedendo scorrere, le proprie liste di ricordi e di altre giornate appuntate in un diverso metodo. Di fianco ai numeri delle ore sono dunque indicati i fatti di quel momento e se scorriamo uno dietro l’altro queste stringhe di parole, alla fine e’ vero che puo’ risultare l’andamento dei fatti della sua quotidianità, una sorta di diario.

Si capisce subito che questo video e’ imparentato con le tante forme di scrittura diaristica che affollano la letteratura e il mondo dell’arte, ma anche al semplice diario in cui un qualsiasi essere umano - adolescente o adulto che sia - sente di dover conservare i frammenti della propria vita per non perderne il filo.

Ma quando si decide di scrivere un diario e’ perche’ si e’ deciso di dare un’importanza speciale a un giorno vissuto per cui e’ valsa la pena lasciarne traccia. Questo giorno lo s’inscrive in una catena o serie di giorni ‘eletti’ e che per presenza o assenza, ripetizione e negazione, parola o silenzio, ripropongono alla fine la fitta rete deegli eventi accaduti.

Nel video di Margherita Andreu il rapporto e’ rovesciato. E’ la casualita’ di una combinazione numerica e temporale a dettare la scelta dei frammenti delle sue giornate. Riusciamo a leggere cio’ che resta del giorno perche’ i fatti sono rimasti attaccati al tempo. E’ il tempo a costruire la colonna portante delle scelte nella casualita’ in cui viene rilevato da chi appunta, e non una scelta emotiva o significativa. Cosi’, dentro un ordine casuale si delinea e compone la vita quotidiana dell’artista.,...

Andreu e’ semplicemente interessata ai fatti che accadono nella vita. A tutti i fatti, anche quelli piu’ insignificanti e banali. E’ sufficiente osservare tutto il suo lavoro fotografico e installativo per vedere chiaramente come la sotterraneita’ e il banale e quello che normalmente non rileviamo perche’ scartato, per lei sono al centro dell’attenzione. Allora, come sara’ possibile scegliere quali fatti conservare della vita, se anche un inimmaginabile incontro (con qualsiasi cosa o persona) contiene la possibilita’ di un dato memorabile? L’unico metodo è non scegliere, non scartare, lasciare al caso la decisione. Molto semplicemente e molto banalmente. Nei suoi elenchi non c’e’ nessuna pretesa di ordinare o controllare la realta’. Semplicemente la volontà di annotarla, perche’ questo riesce a dare una misura, una forma, e, chissa’, anche a scoprire uno dei tanti percorsi sommersi della propria vita.

Sono elenchi che non pretendono di esaurire la descrizione ma soltanto di annotare e constatare che in quel momento qualcosa e’ accaduto. La casualita’ e’ per Margherita un magnifico espediente, un incidente che costringe a cambiare ritmo e a fermarsi per raccogliere qualcosa.

Ma il video di Andreu, e non e’ una cosa secondaria, e’ un video che nel suo procedere si cancella e si distrugge dove, l’accumularsi delle schermate e della scrittura che si sovrappone annerendo alla fine lo schermo, elimina e vanifica qualsiasi possibilita’ di lettura o di ricostruzione, anche la precisione del tempo annotato. Benché si sappia che la classificazione, come metodo, non è esauriente, e che difficilmente riuscirà a dar conto della realtà, gli artisti e gli scrittori di diari continuano ad escogitare sistemi e forme di annotazione come pratiche di esistenza e di conoscenza.

È per questa incredulità che Margherita Andreu, annulla la sua meticolosa annotazione temporale, distruggendo immediatamente le tracce del metodo con cui aveva tentato di imbrigliare i frammenti della sua vita. L’artista è consapevole che la precisione scientifica e il controllo numerico si vanificano e si complicano in qualcosa di ben piu’ profondo ogni volta che incontrano la vita.

Immediata è l’associazione con la ricerca di Alighiero Boetti e con il suo magnifico e impossibile tentativo di classificare I mille fiumi piu’ lunghi del mondo. Una classificazione che si arenava ogni volta che il fluire dell’acqua incontrava quello della vita dell’uomo. L’impossibilita’ di misurare i fiumi rifletteva di fatto l’altra impossibilità, quella metaforica, di misurare l’eracliteo scorrere del tempo, il panta rei. L’asse temporale su cui sono annodati i frammenti del giorno nel video di Margherita Andrei, come un diario non riuscira’ mai a dar conto esattamente di quello che e’ successo in un giorno, cosi’ come del tempo non riusciremo mai ad avere una percezione totale. Forse solo d’istanti.

Ma questa necessita’ d’imbrigliare il tempo che scorre, l’esperienza e i ricordi che se ne vanno, e’ cosi’ necessaria all’uomo per non perdersi, che la ricerca di metodi o sistemi di controllo e’ un elemento costante nella vita di tutti oltre che di artisti e di scrittori. Penso alle ineffabili gioie dell'enumerazione di Georges Perec che gli permettevano di riconfermare nella memoria e poi nello scritto l'esperienza dell'oggetto e, in questo modo, certificare la propria esistenza.

A questa esigenza corrisponde specularmente l'angoscioso sentimento di annullamento che segue la mancata registrazione degli atti e/o delle cose. Se l'esperire manca della sua prova, emerge nel vissuto personale il fantasma dell'annullamento e della perdita di controllo da parte dell'Io. Una soluzione possibile è allora quella di procedere a una catalogazione costante del pensiero, della memoria rievocata, della realtà esperita. Soltanto cosi’ sembra ci si riesca a definire.

Penso al nero che si accumula cancellandosi nel video di Margherita e il parallelo con le tele sempre piu’ bianche di Roman Opalka e’ quasi automatico, anche se le differenze sono ampie. L’artista ungherese ha condensato tutto il suo lavoro in un unica e infinita opera: il conteggio temporale dello scorrere della sua vita, fino all’esaurimento, fino alla morte; Opalka conta il tempo e lo certifica: il quadro dipinto con i numeri diventa il testimone della propria esistenza e sostituisce il metodo stesso. Quasi per certificare l’impossibilita’ di dominare tutte le informazioni, di dare forma al tempo, Andreu trova un metodo per poi distruggerlo e nel suo lavoro si assiste a questo processo.

Colonne d’istanti di tempo, scrivevamo prima, ciascuno dei quali raccoglie tutto cio’ che abbiamo vissuto e sognato. Accorgersi dell’istante puo’ aiutarci a non perdere di vista il nostro passato e il futuro verso cui tendiamo in un momento di vera coscienza. L’artista anche inconsapevolmente ci porta a pensare che l’istante e’ l’unica cosa che riusciamo, forse, a possedere, e non il tempo di cui non possiamo ottenere una visione unitaria. Annotare gli istanti secondo un proprio metodo, aiuta a fissare lo scorrere rapido e a tentare di ricomporre una traccia della propria esistenza e della propira identità prima che nella memoria si accumuli un groviglio di frammenti illeggibili, e prima che questa si cancelli.

Nel diario impossibile di Margherita, le informazioni raccolte, i numeri, lo scorrere dei tabulati temporali/giorni sono i segni di una materia impossibile da descrivere nella sua interezza, quella della memoria e del tempo di cui non si otterrà mai il controllo. Le forme mutano, le cose continuano a trasformarsi, la nostra identità, forse, è solo un’illusione.

Venezia agosto 2006